Camminare in montagna

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19 Dicembre 2016
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Camminare in montagna

Camminare in montagna

Camminare in montagna è bello ma bisogna essere attrezzati

Abbiamo parlato delle attrezzature e dei capi di abbigliamento più adatti all'outdoor invernale.
Chi ama camminare immerso nella neve, con l'ausilio di ciaspole o ramponcini, si immerge nella natura alla ricerca di pace e benessere interiore, ecco perchè è opportuno tenere a bene a mente tutto quello che serve per non andare incontro a spiacevoli imprevisti.

Il nostro corpo durante i trekking a basse temperature è un cliente molto severo per il nostro abbigliamento, perché ci sono due opposte esigenze da soddisfare.
Da una parte la dispersione del calore e dell'umidità per evitare il sudore stagnante e, dall'altro, il mantenimento di una temperatura corporea confortevole e costante.

Ecco perchè abbiamo voluto dare un po di consigli prima di preparare lo zaino e la valigia per un fine settimana in montagna.

1. Iniziamo con la testa
È una delle parti del corpo più esposte e, al contempo, quella che disperde più calore.
Stiamo parlando della nostra testa, che troppo spesso viene ignorata nella selezione dell'abbigliamento da portare nello zaino.
Quante volte avete camminato al freddo, con il corpo ben protetto e al caldo, con la testa invece lasciata a subire vento, neve e intemperie abbellita solo da un bel paio di occhiali da sole alla moda.

Invece adesso iniziamo pensando a lei, la prima protezione potrebbe essere una cuffia tecnica, non sarebbe male avere anche un passamontagna per le condizioni un po più estreme che copra bocca e guance.
Ricordiamoci sempre che tutte le giacche da montagna sono dotate da cappucci protettivi che si possono chiudere e aiutano a proteggere la testa e il collo, anche se alcune persone tendono a staccarle, voi non fatelo mai, ne sentirete la mancanza proprio nel momento del bisogno.

2. Le mani nell’abbigliamento da trekking invernale
Veniamo ad un'altra parte del corpo che troppo spesso non trova spazio nella lista delle cose da proteggere, sono le nostre mani, che sono messe troppo spesso a dura prova.
Le immergiamo nella neve, le esponiamo al vento mentre camminiamo, le usiamo per arrampicarci in passaggi un pò scoscesi, ma le lasciamo troppo spesso scoperte.
Anche loro vogliono essere vestite a cipolla per loro si parla di strati.

Ci sono le soluzioni fai da te, come l'utilizzo di un paio di guanti di seta leggeri da indossare sotto dei guanti tecnici più pesanti, per consentire l'utilizzo di macchina fotografiche o altre azioni di maggior "precisione" senza dover lasciare la mano scoperta.
Ma esistono anche le manopole o muffole che integrano entrambi questi strati e sono più adatti ad un utilizzo in montagna d'inverno.

3 Scendiamo fino in fono, i piedi
Iniziamo ora a parlare di elementi tecnici più noti, ma vale comunque la pena ricordarli.
Partiamo da un'informazione base, non possiamo camminare sulla neve con gli stessi scarponi utilizzati in Agosto per fare un'escursioni sul Sentiero degli Dei.
In inverno ci vogliono scarponi tecnici che non garantiscano solo un'elevata impermeabilità, ma riescano anche a mantenere costante la temperatura del piede, grazie a standard di isolamento termico elevati.

Ma visto che il trekking d'inverno fa spesso rima con ciaspole o ramponcini, la struttura esterna dello scarpone dovrà essere più rigida e resistente, adatta a fornire il giusto supporto per le due attrezzature appena citate.
Abbiamo finito con i piedi? No!

Ecco una della attrezzature più importanti e, al contempo, sottovalutate da tutti gli appassionati di outdoor... le calze!
Una calza tecnica di alta qualità, può fare davvero una grande differenza tra un trekking confortevole e una tortura cinese.
Perché spetta a loro garantire la perfetta aderenza tra il piede e lo scarpone, garantendo un primo isolamento termico e presidio contro la sudorazione.

4. Il primo strato della celebre cipolla
Il ruolo principale di questo strato della cipolla, definito anche abbigliamento “base layer”, è quello di veicolare lontano dal corpo il sudore prodotto durante il cammino e il movimento, allentandolo verso gli strati successivi, prima il c.d mid layer e poi via verso il “guscio” impermeabile o outer layer, prima di andare a disperdersi verso l’ambiente esterno.

Da questa descrizione si può cogliere l'importanza di questo strato, che ha il compito di disperdere, assieme all’umidità, il calore in eccesso che si sviluppa durante l'attività fisica.

5. Lo strato centrale della cipolla, il mid layer
La parte del Re, in questo ambito, la ricopre senza alcun dubbio lui, il pile!
Leggero, idrofugo e traspirante, insomma tutte le carte in regola per diventare il protagonista assoluto di tutti i maglioni e le felpe tecniche per l'attività outdoor.
A differenza della lana, molto utilizzata in passato, le fibre di pile sono più leggere e altamente idrofughe.
Questo significa che tendono a non impregnarsi di acqua, o sudore, continuando a svolgere la propria funzione isolante anche in condizioni di sudorazione estrema.

Inoltre, un'altra importante caratteristica, sono i tempi di asciugatura molto rapidi, cosa si può volere di più?

Forse una elevata permeabilità all'aria, tratto che lo rende particolarmente indicato per l'utilizzo nell'ambito degli sport aerobici come l'escursionismo.

6. L'ultimo strato, la protezione definitiva dalle intemperie
Sono la protezione finale, quella che va a coprire e proteggere tutti gli altri strati e avrà il compito di combattere tutti gli elementi atmosferici che, durante l'escursione, si scontreranno con i suoi tessuti.
Stiamo parlando dei gusci impermeabili.

Sul mercato ne esistono due grandi famiglie :
i softshell, che sono i gusci più morbidi e confortevoli e molto apprezzati per per la loro vestibilità e per il modo in cui “seguono” i movimenti del trekker.
Ci sono poi gli hardshell, i gusci più duri, che hanno quel classico effetto “cartonato” che alcuni non amano molto, però dalla loro hanno la performance.
Questi gusci offrono prestazioni molto elevate in termini di impermeabilità, traspirazione e leggerezza.